13 Corone per i vini sardi nella guida "Vini Buoni d'Italia 2017"

Si apre con i “Vini Buoni D’Italia 2017” la lunga stagione delle guide.

Edita da Touring Club e curata da Mario Busso e Luigi Cremona "Vini Buoni D’Italia" è una pubblicazione unica nel panorama nazionale e internazionale perchè è la sola dedicata ai vini da vitigni autoctoni, cioè a quei vini prodotti al 100% da vitigni che sono presenti nel territorio italiano da oltre 300 anni.

Alla finale di Buttrio (UD) sono giunti 700 vini in rappresentanza di tutte le regioni, 491 hanno raggiunto l’ambito riconoscimento della corona, 209 sono stati insigniti della Golden Star.

Angelo Angioi - Malvasia di Bosa Doc Salto di Coloras 2014

Antichi Poderi Jerzu - Cannonau di Sardegna Doc Marghia 2014

Argiolas - Isola dei Nuraghi Igt Bianco da uve stramature Angialis 2013

Cantina Santadi - Vino da uve stramature Latinia 2010

Cherchi Giovanni Maria - Cannonau di Sardegna Doc 2014

Contini - Isola dei Nuraghi Igt Bianco da uve stramature Pontis 2014

Jankara - Vermentino di Gallura Docg Superiore Jankara 2015

Luna Lughente - Cannonau di Sardegna Doc Capo Ferrato Rosso Riserva Nannai 2011

Nuraghe Crabioni - Cannonau di Sardegna Doc Nuraghe Crabioni 2014

Nuraghe Crabioni - Romangia Igt Bianco Sussinku 2015

Sella & Mosca - Carignano del Sulcis Doc Riserva Terre Rare 2012

Tenuta Asinara - Vermentino di Sardegna Doc Indolente 2015

Vigne Surrau - Vermentino di Gallura Docg Branu 2015

L'introduzione delle denominazioni di origine risponde all'esigenza di dare evidenza alle origini varietali e territoriali dei vini e alle peculiarità che queste origini gli conferiscono. Ciò è particolarmente vero in Sardegna, dove la differenziazione determinata dalle diverse aree e dalle numerose varietà coltivate, rende impossibile tracciare una linea comune a tutti i vini prodotti. In Sardegna sono presenti 15 Igt, 17 Doc e 1 Docg. Ulteriori dati e analisi sulla filiera vitivinicola sono disponibili nella sezione del sito dedicata agli Osservatori, raggiungibile anche attraverso il link seguente.

In Sardegna il vigneto è parte integrante del paesaggio, presente quasi ovunque, dalle pianure più fertili vicino al mare sino all’alta collina e alle zone più interne. Un ruolo importante, quello della vitivinicoltura, in una regione dove la particolare conformazione orogenetica e territoriale consente produzioni enologiche di elevata qualità che in alcune aree raggiunge spesso l’eccellenza.

 

BOVALE: Col termine “Bovale” si individuano due vitigni, il Bovale sardo e il Bovale di Spagna detto anche Bovale grande, entrambi giunti in Sardegna dalla penisola iberica intorno al 1300. Recenti acquisizioni scientifiche supportate da analisi genetiche, confermano la sostanziale diversità varietale tra i due Bovali. Il Bovale sardo lo ritroviamo in quasi tutte le aree viticole della Sardegna ma trova la sua migliore espressione enologica nei terreni soleggiati e sciolti del Mandrolisai nel nuorese, e della zona di Terralba nell’oristanese.

Questo antico e tipico vitigno trova il suo ambiente di elezione in una ristretta area localizzata a Nord-Ovest della provincia di Sassari. Predilige i terreni calcareo argillosi, sciolti e ben soleggiati dove ancora oggi, coltivato con sistema ad alberello sardo o basse controspalliere, si arricchisce di zuccheri e sostanze polifenoliche che conferiscono al vino struttura e complessità. Presenta affinità con il Bovale sardo cui molti ricercatori lo assimilano, tanto che si può presumere sia stato anch’esso introdotto in Sardegna durante la dominazione spagnola.

CANNONAU: Il Cannonau è il vino rosso che forse più d’ogni altro richiama immediatamente alla memoria la Sardegna, le sue antiche tradizioni e la sua accogliente ospitalità. La coltivazione del vitigno e la relativa zona Doc è diffusa in tutta l'isola, ma trova il suo ambiente d’elezione nelle zone più interne, in particolare l’Ogliastra. Quì la Doc si articola nelle tre sottozone: Jerzu, Oliena e Capo Ferrato. Inoltre, in uvaggio con il Bovale sardo e la Monica, partecipa alla Doc Mandrolisai.

Nonostante sia considerato un vino autoctono non si conoscono con certezza le sue origini. Tuttavia, recentissimi studi ancora in corso, potrebbero far ipotizzare la presenza del cannonau in terra sarda già al momento della dominazione spagnola, periodo cui storicamente si fa risalire la sua introduzione.

CARIGNANO:La produzione di questo caratteristico vino è quasi tutta concentrata nel Sulcis, regione compresa fra le ultime propaggini montane della Sardegna sud-occidentale e il mare. Probabilmente furono i Fenici, fondatori dell’antica Solci nell’isola di Sant’Antioco, ad introdurre questo vitigno in Sardegna.

La superficie di coltivazione si estende su circa 1700 ettari ma, nonostante la limitata diffusione, il Carignano può ritenersi con certezza uno dei vini più importanti e prestigiosi dell ’enologia sarda. La resistenza del Carignano ai venti salsi, provenienti dal mare, ha consentito di svilupparne la coltivazione prevalentemente sui terreni sabbiosi, caldi e assolati del Sulcis, che unitamente alle basse produzioni per ceppo conferiscono al vino vigore e ricchezza in estratto e profumi. Dal perfetto equilibrio tra il clima, il terreno e questo elegante vitigno nasce un vino di colore rubino intenso tendente al granato, dai profumi caldi e avvolgenti di prugne e marasche, spezie dolci e cioccolato, liquirizia e pepe nero. All’assaggio è aristocratico ed equilibrato con tannini morbidi di rara eleganza. Riconosciuto nel 1977 come vino a Denominazione di Origine Controllata, viene commercializzato sotto il nome di Carignano del Sulcis.

GIRO': Vitigno di pregio e grande potenzialità per la produzione di vini da dessert di particolare finezza ed eleganza. Introdotto nel Campidano di Cagliari durante la dominazione spagnola, la sua coltivazione è attualmente limitata a piccolissime aree situate per lo più nel sud dell’isola. La Denominazione d’Origine Controllata del vino Girò di Cagliari nasce nel 1972. La produzione di questo delizioso vino rosso dolce conobbe in passato un periodo di grande notorietà, riconosciuto e premiato in diverse mostre nazionali ed internazionali, è uno dei pochi e unici vini liquorosi in Italia che possono affiancarsi ai grandi e ben noti vini spagnoli quali Porto e Madera.

Si presenta con un intenso rosso rubino dai bagliori aranciati ed eleganti profumi che ricordano confettura di ciliegie, caramello e cotognata; in bocca è consistente e vellutato, equilibrato e fine per dolcezza e calda suadenza.

Raffinato ed elegante vino da dessert e da meditazione, spesso decantato per la sua soave e straordinaria eleganza, tradizionalmente considerato simbolo di ospitalità e amicizia, riservato ad occasioni e persone speciali.

MALVASIA:Il nome Malvasia viene fatto risalire al porto greco di Monemvasia nel Peloponneso dove, intorno al 1400, si attivò un fiorente commercio di vino diretto verso varie località del Mediterraneo. Insieme al vino si diffusero anche i vitigni con cui veniva prodotto, ed è per questo che in diverse aree viticole italiane, si ritrovano Malvasie con caratteristiche ampelografiche tra loro molto differenti. In Sardegna, secondo alcuni studiosi, il vitigno Malvasia, fu introdotto già nel periodo bizantino e si diffuse in modo circoscritto nelle colline della Planargia e del Campidano di Cagliari. La probabile origine greca è confermata dal sinonimo dialettale “Alvarega” che significa “ bianca greca ”.

MONICA:Il Monica, é uno dei vitigni sardi di più antica introduzione, è presente, anche se con percentuali diverse, in tutto il territorio isolano in cui risulta coltivato su una superficie complessiva di circa 3000 ettari. L’ ipotesi più accreditata sulle origini del vitigno è quella che attribuisce l’introduzione in Sardegna intorno all’XI secolo, ad opera dei monaci Camaldolesi, da cui deriverebbe il nome con cui è più diffusamente conosciuto. Un’altra teoria attribuisce la provenienza al periodo della dominazione spagnola, di fatto in alcune zone dell’isola il vitigno viene chiamato "Monica di Spagna" o “Uva Mora”. II vitigno esprime le sue migliori potenzialità produttive sui terreni mediamente profondi a composizione calcarea in zone collinari a media pendenza, ben esposte al sole.

MOSCATO:Vitigno dalle origini antichissime, presente in Sardegna già al tempo dei romani dai quali veniva chiamato vitis apiana in quanto uva prediletta dalle api per la dolcezza dei suoi acini. Lo stesso termine moscato, in analogia al nome latino, potrebbe derivare dalla attrazione che queste uve molto zuccherine esecitano sulle mosche. Questo vitigno è presente in quasi tutte le aree viticole del Mediterraneo; in Sardegna lo troviamo prevalentemente nei terreni calcarei e soleggiati del basso Campidano e della Romangia e sui substrati granitici della Gallura.

A queste tre aree viticole corrispondono tre diverse e caratteristiche tipologie di Moscato che si identificano nelle corrispondenti DOC : Cagliari Moscato, Moscato di Sorso-Sennori e Moscato di Sardegna spumante sottodenominazione “Tempio” o “Gallura”. Tralasciando la tipologia Spumante, possiamo individuare nel Moscato di Sorso- Sennori una maggiore caratterizzazione di questo meraviglioso vino.

Il tradizionale allevamento ad alberello e le basse rese per ettaro dei vigneti della Romangia , accostati all’esposizione soleggiata sui terreni asciutti e calcarei , conferiscono al vino espressioni aromatiche gusto-olfattive di grande ampiezza. Il caldo colore ricorda l’oro e l’ambra, i profumi sono quelli primari del frutto d’origine che richiamano sensazioni di miele, mandorle, fichi confettura di albicocche e mosto cotto. Squisitamente dolce, caldo e straordinariamente morbido e avvolgente al palato.

NASCO:Coltivato in Sardegna da tempi immemorabili il Nasco è un vitigno di grande pregio e rara finezza. La sua coltivazione è oggi limitata e concentrata prevalentemente nei terreni calcarei ed assolati situati nell’entroterra del litorale cagliaritano. Il nome dialettale “Nascu” deriverebbe dal latino “Muscus” che significa muschio, a sottolineare l’inconfondibile profumo che si avverte particolarmente nel vino vecchio di qualche anno. Conosciuto quindi già in epoca romana, questo vitigno era diffuso in tutta l’isola sino alla seconda metà del secolo scorso, tanto che all’Esposizione Universale di Vienna del 1873, il Nasco fu giudicato uno dei vini più prestigiosi della Sardegna.

Allevato in prevalenza ancora con il classico alberello latino, il Nasco sta attualmente rivivendo un rinnovato e meritato interesse anche se la sua produzione è ancora limitata e apprezzata prevalentemente da una clientela di attenti estimatori. Si presenta con un elegantissimo e caldo colore di ambra e topazio, la consistenza spessa, i profumi straordinariamente intensi e avvolgenti di miele, frutta stramatura, datteri, fichi, arancia candita con finale di assolate essenze di macchia mediterranea e muschio. Al palato è denso, dolce e vellutato. Dal 1972 è riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata Nasco di Cagliari.

NURAGUS:Tra i vitigni a bacca bianca della Sardegna, il Nuragus è ancora oggi il più coltivato pur con una graduale tendenza ad una riduzione delle superfici. La presenza di questo vitigno è concentrata soprattutto nelle province di Cagliari e Oristano dove si estende su una superficie di circa 3.300 ettari. La sua origine, lontana nel tempo, lo colloca tra i vitigni di più antica introduzione in Sardegna avvenuta, con molta probabilità, attraverso i navigatori fenici fondatori della antica città di Nora i cui ruderi sono ancora visibili nella zona costiera a sud-ovest di Cagliari.

La notevole diffusione che questo vitigno ha avuto negli anni passati, va ricercata nella sua rusticità, nella adattabilità ad ogni tipo di terreno e, soprattutto, nella sua generosità produttiva. Dalle uve Nuragus si ottiene un vino di media alcolicità, di colore paglierino delicato, talvolta con leggere sfumature verdoline, sensazioni olfattive di fiori bianchi, mela verde e delicate note agrumate, sapido e piacevolmente fresco al palato. E' riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata Nuragus di Cagliari dal 1975.

SEMIDANO:Vitigno bianco dalle origini incerte, anticamente molto diffuso in Sardegna. Alla fine dell’800 subì una forte riduzione delle superfici a seguito dell’invasione fillosserica quando, al momento del reimpianto dei nuovi vigneti, si preferirono vitigni più produttivi e maggiormente resistenti alle malattie quali ad esempio il Nuragus. Attualmente viene coltivato soltanto in una piccola area del Campidano di Oristano, su terreni argillo-calcarei di medio impasto ubicati in collina.

Dalla vinificazione in purezza di questo elegante vitigno si ottiene un vino di grande finezza, generalmente caratterizzato da un luminoso colore paglierino dorato, sentori floreali e fruttati di pesca e albicocca e piacevoli e morbide note gustative ancora di frutta ed erbe aromatiche. La Denominazione di Origine Controllata Sardegna Semidano con la sottodenominazione “Mogoro” nasce nel 1995.

La storia ci racconta che questo vitigno approdò in Spagna con le rotte punico fenicie provenienti dal bacino del Mar Egeo, considerato luogo d’origine della grande famiglia delle Malvasie nella quale sicuramente il Torbato trova collocazione. In epoche successive si diffuse in alcuni areali circoscritti del bacino del Mediterraneo tra cui anche la Sardegna, dove fu introdotto durante il dominio spagnolo.

La sua coltivazione, si sviluppò notevolmente nei 300 anni di permanenza dei catalani in Sardegna; da qui il vino prodotto veniva anche largamente esportato verso la corte dei re aragonesi dai quali era particolarmente apprezzato. Attualmente è coltivato su una ristretta superficie di circa 90 ettari esclusivamente nel territorio di Alghero, cittadina dalle tradizioni di indubbia influenza catalana.

TORBATO:Il Torbato viene vinificato in purezza per ottenere sia l’omonimo vino ma anche la base per una versione spumante, entrambi compresi nella DOC Alghero. Il vino si presenta con un colore paglierino mediamente intenso, sensazioni olfattive che richiamano note marine e minerali ma anche intensi accenni di fiori e frutta bianca; vivo e rinfrescante in bocca.

VERMENTINO:La Sardegna è certamente terra d’elezione per questo vitigno che, insieme al Cannonau rappresenta l’espressione più tipica della produzione enologica regionale. Proveniente dalla penisola iberica, è arrivato in Sardegna attraverso la Corsica alla fine del 1800 e dai terreni di disfacimento granitico della Gallura, in cui ha trovato il suo habitat ideale, si è poi diffuso in tutta l’isola, dove attualmente occupa una superficie di circa 2.800 ettari. Il Vermentino coltivato in Sardegna dà un vino di grande personalità che non trova riscontro con altri vini italiani ed esteri che pure portano lo stesso nome. La sua presenza su tutto il territorio isolano, caratterizzato da differenti ambienti di coltivazione, fa si che i vini prodotti rivelino, insieme ai classici e tipici caratteri di qualità e tipicità del vitigno anche forti e singolari personalità, espressione delle diverse zone di produzione.

VERNACCIA:Antico e nobile vitigno presente in Sardegna sin dal tempo dei Fenici che lo introdussero nella zona costiera oristanese dove, nella penisola del Sinis, fondarono l’antico approdo di Tharros. Nel tempo la sua coltivazione è rimasta limitata quasi esclusivamente alla Provincia di Oristano dove, allevato in gran parte ancora ad alberello latino, predilige le terre basse, derivate dalle alluvioni antiche e recenti del Tirso e del Rio Mannu. Il nome di questo vitigno verrebbe attribuito ai Romani e starebbe ad indicare un’uva “vernacula”, cioè un’uva del luogo. Questo spiegherebbe la presenza in altre aree viticole italiane, di “vernacce” del tutto dissimili da quella sarda.